Albero di Mezzo del cammino

L’ultimo Albero della vita che ho realizzato è, secondo me, un albero della maturità. Ovvero una visione della vita con la consapevolezza e maturità che si può avere a metà del nostro cammino. Come diceva Dante: nel mezzo del cammino.

Albero di Mezzo

Io non mi sento in una selva oscura, ma di alcuni meccanismi mentali sono consapevole. Di sicuro viviamo un tempo di grande vanità, e di bisogno di approvazione. Un bisogno che forse era sopito in ciascuno di noi e la tecnologia ha semplicemente esasperato. Perciò un albero che racconti la Vita deve tener conto di questo elemento. E poi la trasformazione che attraversiamo inevitabilmente nel corso della vita.

Ma andiamo con ordine e partiamo dalla stesura del fondo:

Il Cielo

Questa volta l’albero della vita non è stagliato contro un cielo blu, come di solito faccio… Ma la scelta cade sui colori caldi del tramonto. L’albero fatto a clessidra rappresenta appunto la Vita : le radici sono la nostra storia, le nostre origini, e dunque devono pescare da qualcosa che sia nutrimento. Le radici dell’albero devono immergersi nell’acqua, che come uno specchio deve riverberare il cielo.

Le radici dell’albero, essendo la nostra storia pregressa, rappresentano tutto ciò che ci ha nutrito e dato la vita. L’amore di chi ci ha messo al mondo, rispecchia pertanto l’Amore divino più grande che tutto avvolge, e ne riverbera la luce e il principio illuminante. Es è per questo motivo che l’acqua ha lo stesso colore del cielo.

L’albero è immerso nella luce del tramonto, quando il sole scende basso all’orizzonte ed è più abbagliante. Pertanto l’albero viene nutrito anche da questa fonte di energia, che sorge autonoma e differente dal nutrimento ancestrale che alimenta l’albero dal basso. La luce del Sole, che per me è la luce divina, darà vita ad altre espressioni di vita dell’albero.

Il tronco

La corteccia dell’albero è dettagliata inizialmente con linee di bianco, ripassate poi in verde e marrone più chiaro. Le ferite che inevitabilmente ci segnano nel corso della vita, fanno sgorgare la linfa vitale dell’albero, che è rappresentata da una colata di verde e oro. La linfa deve essere luminosa e rendere l’idea che proviene dall’interno della corteccia rugosa, perciò ho usato un giallo primario leggermente velato di verde, e poi ho applicato la foglia oro zecchino per creare dei colpi di luce.

L’acqua

Ora partiamo dal basso: dall’acqua. Ci devono essere pesci sott’acqua, la prima forma di vita, poiché l’amore che crea una nuova vita, l’amore che nutre l’albero è la forma primaria, primitiva ed essenziale. Quella che accomuna tutte le creature viventi sulla terra.
La luminosità dei pesci è resa con la foglia argento.

Nell’acqua ci sono inoltre piante che crescono solo in questo habitat, ho pensato al fior di loto, che è simbolo dell’evoluzione interiore spirituale dell’essere umano. Infatti questo fiore cresce nelle pozze di acqua stagnante e paludosa, perciò un fiore dai petali immacolati e perfetti sorge dal fango. La sorgente dell’evoluzione interiore è la comprensione e il superamento dell’imperfezione, e lo sforzo di elevarsi dal fango sottostante.

Ho disegnato su carta i fiori di loto e ritagliati per appoggiarli sulla parte bassa del dipinto per decidere come meglio disporli. Infine ho velato con il bianco per creare le increspature dell’acqua che immerge in parte i gambi.

I fiori di Loto
Luci accese

Ora risaliamo sulle punte dei rami più alti, dove si trova il nostro futuro, le nostre aspirazioni, i nostri sogni, le nostre proiezioni… Ho creato quindi delle luci, appese ai rami più alti, frutti che sono come lanterne accese.

La Vanità

Torniamo ora nel centro, dove sorge il tronco. La parte centrale della vita è guidata dalla Vanità e dalla Trasformazione, due forze che agiscono contemporaneamente su di noi. La vanità è il nostro costante bisogno di essere visti, i mille occhi della coda del pavone. Ho realizzato il pavone ispirandomi ad una foto fatta quest’estate al giardino del Municipio di Arenzano: c’era un pavone seduto sul ramo di un albero, la coda chiusa lievemente pettinata dal vento.

La trasformazione

La farfalla è il simbolo per eccellenza della trasformazione poiché nella sua breve vita sintetizza la il cambiamento, l’apoteosi e l’effimero.
Questa farfalla è blu scura, poiché il cambiamento ci fa sempre un po’ paura. Non è chiaro dove ci porterà, eppure ci affascina, e dunque tante sfumature di blu.

Le proiezioni

L’ultimo passaggio è stato creare le foglie: l’albero della Vita non poteva restare spoglio. Sebbene i miei alberi siano di solito senza molte foglie, ho voluto rappresentarle al momento della primavera, quando sono verde tenero, e nella rugiada del mattino si illuminano come gemme. Un tramonto che le accende come un’alba.

E mi torna anche concettualmente, poiché le nostre creazioni, le nostre proiezioni devono essere animate da una sorta di primavera interiore, ciò che ci spinge a rinnovarci e rinascere sempre, anche nel corso della stessa vita, per quanti anni abbiamo accumulato sulla nostra corteccia, siamo vivi se siamo disposti a rinascere ciclicamente.

La cosa che più mi sorprende quando dipingo è il fatto che tutte queste riflessioni mi scaturiscono a posteriori, ovvero dopo che ho dipinto. Io prima penso per immagini, e poi mi so dare una spiegazione razionale delle scelte che ho intrapreso.

Questo non è l’unico Albero della Vita che ho realizzato. Ne trovate altri qui.

Per me la pittura è una forma di riflessione, e di esplorazione di me. Ed è per questo che la considero una attività vitale e indispensabile.

Veniamo infine ai dettagli tecnici finali del mio dipinto: ho ovviamente posizionato l’attaccaglia e scritto titolo e data dell’opera. Essendo il dipinto realizzato su una tavola di legno preparata con pittura al quarzo ho bordato di bianco anche lo spessore della tavola facendo attenzione eliminare tutte le sbavature di colore.

Ultime riflessioni

Il mio dipinto si trova in Presidenza all’ITC Mattei di Rho. Mi sono chiesta anche io il senso di esporre un dipinto artistico in una scuola non artistica.

Spesso nel mio tempo trascorso con ragazzi di diverse annate mi sono ritrovata a confrontarmi con una domanda annosa, che mi angoscia e mi avvilisce in un certo senso. “Perché devo studiare questa materia” nel mio caso la matematica… ma la sentono ugualmente anche colleghi di lettere, di lingue, di arte, di storia… “A cosa mi serve?”

A cosa mi serve? Nel caso della Matematica in realtà è facile rispondere poiché essa è alla base della Fisica, dell’Informatica e dell’Economia, che sono le leve del mondo moderno. Tuttavia mi preoccupa lo stesso una domanda del genere, soprattutto posta sulle altre materie. Come se nella vita tutto ciò che facciamo debba SERVIRE a qualcosa. A cosa serve stare svegli di notte ad accudire un bambino neonato? A cosa serve insegnargli le preghiere, o una bella storia?A cosa serve fermarsi al tramonto al mare, quando a casa si dovrà cucinare? A cosa serve arrampicarsi sul cocuzzolo di una montagna per mangiare un pranzo al sacco in vetta? A cosa serve accarezzare il proprio gatto o il proprio cane quando ci guarda con gli occhi dell’amore? A cosa serve accudire un malato o un anziano non più autosufficiente?

Non si può ridurre la vita ad una sequenza di azioni UTILITARISTICHE. Senza un po’ di poesia e un po’ di magia non si pianta neanche un chiodo. Un quadro artistico in una scuola tecnica spero serva a ricordare di preservare sempre quella parte umana, ancora capace di meraviglia, ancora capace di gesti senza profitto, che tutti, tutti abbiamo nel cuore del cuore per poterci dire umani.

L'albero di Mezzo al Mattei

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