Il Vittoriale degli Italiani

Le vacanze in Toscana sono finite, ma non la nostra voglia di viaggiare e di scoprire posti nuovi. Anche da casa nostra ad Arese si possono raggiungere luoghi strani e imprevisti. Luoghi con tante storie da raccontare. La prima gita fatta in agosto è stata il Vittoriale degli Italiani.

Il Testamento spirituale

Questo posto molto particolare è l’ultima residenza del poeta italiano Gabriele D’Annunzio. Una villa situata a Gardone Riviera, affacciata appunto sul Lago di Garda, acquistata e trasformata dal poeta. Già mentre ancora erano in corso i lavori di trasformazione della Villa nel 1923, ad opera dell’architetto Gian Carlo Maroni, D’annunzio si rese conto che questa era la sua “ultima opera” e volle lasciarla agli Italiani. Sicché mediante degli atti notarili fece in modo che la Villa diventasse una Fondazione con un Presidente scelto direttamente dal Capo dello Stato nel 1937. E così fu il giorno dopo la sua morte nel 1 marzo 1938.

Una persona non fa un’azione del genere se non è perfettamente consapevole del valore del suo lascito, del suo testamento spirituale all’Italia intera. Io penso che tutti noi italiani dovremmo farci un giro, a vedere cosa questo poeta ci ha voluto dire con questo dono. Non è un dono da poco, e merita di essere “aperto” e studiato con il giusto rispetto. Nel link che ho lasciato in rosso troverete tutte le informazioni dettagliate sulla vita di D’Annunzio e sulla sua Villa. Questo articolo perciò non sarà la descrizione dettagliata delle stanze, anche perché non si possono fotografare. Quello che vorrei riuscire a cogliere e raccontarvi è l’emozione che mi ha lasciato, il tesoro che ne ho ricevuto “aprendo questo dono”.

Mappa

Questa è la mappa del parco e della villa, poiché il Vittoriale si articola in diverse parti:

1 Museo “d’Annunzio segreto”
2 Anfiteatro
3 Piazzetta Dalmata
4 Auditorium
5 Aereo SVA e Omaggio a d’Annunzio

6 Museo “d’Annunzio Eroe”
7 Prioria (casa di d’Annunzio)
8 Arengo
9 Giardini Privati
10 Cimitero dei cani

11 Laghetto delle Danze
12 Fontana del Delfino
13 Motoscafo MAS
14 Mausoleo
15 Nave Puglia

Ingresso e Anfiteatro

Superata la biglietteria si snoda un viale che conduce all’Ingresso vero e proprio, dove sono ospitate nelle nicchie laterali al viale, delle opere contemporanee e un’edicola detta “dell’enigma” che si trova invece sul lato destro.

Questa struttura geometrica classicheggiante che accoglie il visitatore, può essere percorsa mediante scale che riconducono al punto di partenza snodandosi su un percorso aereo che permette di vedere il lago e l’anfiteatro. Infatti D’Annunzio aveva pensato all’interno del suo parco un anfiteatro greco: giustamente avendo scritto diverse opere teatrali!

Ma secondo me c’è di più di questo. Questo anfiteatro è posto in modo che gli spettatori, guardando la scena e gli attori, abbiano sullo sfondo la vista del lago. L’effetto che si produce, secondo me, nel subconscio, è dimostrare quando inutili, sterili, sciocche siano le tante “vite” che si consumano sul palcoscenico. E se il teatro è metafora della vita, questo confronto a me induce a pensare quanto noi stessi, siamo dei figuranti che si muovono davanti allo specchio, ricercando l’applauso, il like su Instagram o su Facebook… e poi alle spalle c’è la Natura, che era lì prima di noi e sarà lì anche dopo di noi.

Perché abbiamo così bisogno del plauso? Il fiore sboccia e poi sfiorisce senza chiedere il permesso, né la conferma né l’approvazione… E lo stesso il lupo caccia e preda perchè questa è la sua natura. Non ha bisogno del plauso, e se viene cacciato muore o fugge, ma non smette. Noi invece sempre a cercare questa approvazione, come se non sapessimo per istinto se facciamo giusto o sbagliato.

A me questa struttura ricorda certi disegni di Escher…

Il Pilo del Piave

Tra i due archi troviamo la Piazzetta del Pilo del Piave, la colonna fatta come i piloni porta pennone delle navi da guerra. In cima si trova la scultura in bronzo della Vittoria Alata di Arrigo Minerbi.

A me fa pesare tanto alla Nike di Samotracia che si trova al Louvre.

Questa piazzetta è dedicata alla memoria della battaglia del Piave, che ebbe luogo nel 1918 lungo il fiume Piave in Italia.
Mi occorre alla memoria la Canzone scritta da Ermete Giovanni Gaeta nel 1918 intitolata “La Canzone del Piave“.

“Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio
Dei primi fanti il ventiquattro maggio:
l’Esercito marciava per raggiunger la frontiera,
per far contro il nemico una barriera.

L’Italia entrava nella I guerra mondiale nella notte tra il 23 e il 24 maggio del 1915. In quella notte l’esercito marciava quindi verso il confine con l’Austria attraversando dunque il Piave. Il 24 ottobre ci fu la Disfatta di Caporetto, e il Piave divenne di nuovo teatro di guerra. L’esercito italiano riuscì a ricacciare indietro oltre la linea del Piave l’esercito degli austriaci e dei loro alleati tedeschi.

La poesia continua con versi che esaltano il coraggio dei soldati italiani e la loro determinazione nel difendere la patria. La “Canzone del Piave” è diventata un simbolo di orgoglio nazionale e di ricordo della lotta e del sacrificio durante la guerra.

Piazza Esedra

Passati sotto gli archi si giunge a Piazza Esedra, una piazza appunto semicircolare dove troviamo il motto “Immotus nec iners” (Fermo ma non inerte). Non sarà l’unico motto che troveremo in questa casa, e ne abbiamo incontrati anche in altre “case” … Ripenso alla Villa del Balbianello. Anche Guido Monzino aveva un Motto che ha guidato la sua vita. E’ bello in effetti trovare ispirazione in una frase al punto da restarne fedele, o crearla che sia coerente con il proprio credo.

Anche questa architettura mi ricorda decisamente un disegno di Escher. E’ così leggiadro questo susseguirsi di archi che danno su questo spazio infinito il cielo e l’acqua che hanno quasi lo stesso colore.

Piazzetta Dalmata

Giungiamo quindi in Piazzetta Dalmata, che corrisponde sulla mappa ai numeri 3,4,5,7.
La Piazza prende il nome dalla statua della Vergine con in mano lo scettro della Dalmazia, posta in cima all’alto Pilo. La Piazzetta Dalmata è un tributo quindi all’impresa di Fiume, cappeggiata dal Poeta italiano e reparti ribelli dell’esercito italiano che il 12 settembre 1919 occuparono la città di Fiume, all’epoca contesa tra Italia e il Regno di Serbi, Croati e Sloveni. L’impresa si svolse mentre le potenze vincitrici della I guerra mondiale si trovavano alla Conferenza di Pace di Parigi per discutere appunto i confini degli stati, Lo scopo era forzare l’annessione di Fiume al territorio italiano. Storicamente Fiume era sempre stata contesa tra Italia e Austria, poiché era posta al confine, ed era un un importante cantiere navale.

Con questa Piazza, D’Annunzio sembra quasi reclamare il fatto di aver riguadagnato la città di confine a dispetto di come sono andate poi le cose.

D’Annunzio, sostenendo la visione di una “Italia integrale” che includeva Fiume, cercò di stabilire un’entità autonoma sotto il suo comando nella città. Questa occupazione durò dal settembre 1919 al dicembre 1920 e fu caratterizzata da una serie di atti simbolici, tra cui discorsi patriottici, celebrazioni nazionaliste e la creazione di una “Reggenza italiana del Carnaro”, con D’Annunzio come leader.

L’Impresa di Fiume attirò l’attenzione internazionale e fu vista sia come una dimostrazione di nazionalismo italiano sia come un atto di sfida all’ordine post-bellico stabilito. Tuttavia, la situazione a Fiume divenne sempre più complicata e D’Annunzio fu costretto a lasciare la città nel dicembre 1920 a seguito dell’intervento delle forze italiane.

La Prioria

Siamo nel cuore della Villa. In questa piazza si affaccia la Prioria, ovvero la Casa dove viveva D’Annunzio, la casa di “Frate Gabriel Priore”. Che cos’è il Priore? Colui che regge come prima autorità un monastero.
Per D’Annunzio la casa non è solo l’insieme delle stanze in cui vivere, ma ogni oggetto, ogni colore, ogni armadio, suppellettile, libro, quadro, scultura hanno un significato esoterico che trascende l’uso che se ne fa, o il primo valore estetico superficiale. Non erano solo mobili, oggetti, arredamenti “belli” , avevano un senso nel loro accostamento, e nel messaggio che evocavano. Visitare le stanze della Prioria è come accedere ad un insegnamento superiore: ogni stanza ha un significato e più motti sono dipinti sulle pareti. Tutto è studiato. La casa per D’Annunzio doveva riflettere la sua personalità, doveva essere l’immagine esteriore di tutta la sua esperienza, di tutte le sue riflessioni, delle sue passioni, dei maestri del passato che teneva come riferimento, e donandola agli italiani, ha voluto significare con questo nome il fatto che qui, in questa casa, sono custoditi gli insegnamenti più alti.

Non è consentito fotografare gli interni della Prioria. E io penso che tutto sommato sia giusto così.

CLAUSURA FINCHE S’APRA, SILENTIUM FINCHE PARLI.

Non ci sono scorciatoie per aprire e vedere il dono che ci ha fatto. Bisogna proprio entrare di persona nella Prioria, camminare per le stanze, ascoltare la guida che spiega ogni cosa. Solo così si riesce ad intravvedere qualche raggio di luce dell’immenso messaggio esoterico nascosto in quelle stanze, scure, quasi ovattate, piene di oggetti e significati, buie per lo più poiché il Poeta aveva perso la vista da un occhio ed era dunque fotofobico.

Nel sito ufficiale che ho messo in rosso all’inizio dell’articolo trovate molte descrizioni delle parti del giardino e anche qualche fotografia degli interni. Io vi consiglio di prendere spunto da queste informazioni per accendere la vostra curiosità, ma di visitarlo di persona. Per apprezzarlo bisogna conoscere un po’ il personaggio, e sempre nel sito del Vittoriale ci sono pagine dedicate alla vita e alle opere.

Ma al di là della sua Biografia, spiegata nel dettaglio sul sito appunto, io penso sia importante inquadrare la persona nel periodo storico e nelle influenze filosofico letterarie. D’Annunzio è vissuto tra il 1863 e il 1938, ha visto entrambe le guerre mondiali, ed è considerato uno dei maggiori poeti italiani aderenti alla corrente artistico letteraria del Decadentismo, un movimento di pensiero che era nato come reazione al positivismo scientifico e che enfatizzava l’estetica, l’individualismo e spesso esplorava temi come la decadenza della società, la morte, l’erotismo e la ricerca di piaceri sensuali ed estetici.

D’Annunzio, in parte influenzato dalla sua ammirazione per Nietzsche, in particolare sul mito del super uomo, in realtà arriva a formulare una sua autonoma visione di cosa sia il super uomo. Egli esprime una concezione dell’individualità, dell’estetica e dell’arte come potenti strumenti di trasformazione ed evoluzione spirituale: egli accosta elementi religiosi di diverse culture, Madonne, Santi, Buddha, Deità dell’Induismo in una concezione eclettica di spiritualità che sembra suggerire una realtà unica, che si sfaccetta nelle diverse forme di religiosità.

Guardando quelle stanze, con tutti quei quadri, oggetti, cimeli, statue religiose, sculture, riproduzioni, citazioni… si viene investiti da un’insieme di ricordi di lezioni di arte e letteratura a scuola, e da tutte le personali influenze ed esperienze tratte da viaggi, letture, e indagini che nel corso della vita arrivano a formare il personale pensiero e filosofia di vita di ciascuno di noi. In quella casa coesistono manufatti di diverse epoche, e la somma di tutte le impressioni, colori e citazioni induce a riflettere non solo ripescando nozioni imparate a scuola, ma anche a livello personale.
“Unire i Puntini” come diceva Steve Jobs…
Sebbene trovassi un po’ soffocante l’atmosfera buia delle stanze, mi trovavo a mio agio con il concetto di casa che deve essere riflesso di me, del mio sentire profondo, delle mie convinzioni, delle piccole cose che mi piacciono, che rimandano ad un ricordo che mi è caro, che hanno un significato che credo fermamente: la casa e i suoi cimeli come testamento spirituale ai figli.

Il Museo D’Annunzio Eroe

La guida ci lascia alla fine della Casa privata in corrispondenza dell’ingresso del Museo dedicato a D’Annunzio Eroe. Infatti dopo aver completato l’arredamento della casa, si dedicò alla realizzazione di un museo dedicato alla celebrazione delle sue imprese eroiche nel corso della I Guerra Mondiale.

“In quest’ora memorabile, in cui Fiume, spezzate le catene, e contro la nequizia dei Governi e la viltà degli uomini, compie per virtù magnifica del genio vivificatore di Gabriele D’Annunzio, e per la forza devota dei suoi legionari, un meraviglioso atto di vita, Napoli invia un messaggio di fede, un giuramento di solidarietà. Mentre il voto secolare dei cuori fiumani, “L’annessione all’Italia” mantenuto e rinnovellato sempre contro ogni oppressione, è alla vigilia del suo compimento, Napoli affida all’olocausto i colori della Patria…. “

Questo documento si riferisce alla costituzione della Reggenza Italiana del Carnaro a Fiume, che vedeva D’Annunzio come leader.

La visita si conclude con la sala dove è esposto l’aereo SVA (Savoia-Pomilio SVA) un velivolo storico: un aereo da caccia e bombardiere leggero utilizzato durante la prima guerra mondiale.

L’aereo SVA ha un significato particolare nel contesto del Vittoriale. Durante la Prima Guerra Mondiale, D’Annunzio fu un noto aviatore e pilota militare. Egli realizzò una serie di voli spettacolari e audaci, tra cui il celebre “Volo su Vienna” nel 1918, in cui sorvolò la capitale austriaca gettando migliaia di volantini propagandistici.

L’SVA esposto al Vittoriale è un riferimento a questa fase della vita di D’Annunzio. È possibile che sia uno degli aeroplani con cui D’Annunzio ha effettuato missioni durante la prima guerra mondiale. L’aereo è diventato un’icona simbolica dell’impresa di D’Annunzio a Fiume e del suo spirito patriottico.

L’esposizione dell’aereo SVA al Vittoriale sottolinea l’importanza della storia militare e dell’aviazione nella vita di D’Annunzio, oltre a rappresentare il suo coinvolgimento attivo nel contesto degli eventi storici dell’epoca.

Il MAS 96

Un’ altra testimonianza del Credo patriottico di D’Annunzio è il MAS 96, ovvero una sorta di Box dove è conservato il Motoscafo armato silurante della regia marina che venne utilizzato da D’annunzio assieme a Luigi Rizzo e Costanzo Ciano nella notte tra il 10 e l’11 febbraio del 1918 per la celebre “Beffa di Buccari”

Si tratta di un’incursione contro un naviglio austro ungarico nella Baia di Buccari (attualmente in Croazia).
L’episodio non ebbe particolare rilevanza per le sorti della guerra dal momento che le navi sotto attacco non ebbero alcun danno, tuttavia l’azione non venne minimamente contrastata dalla marina austriaca che non riuscì a reagire in tempo incredula di aver subito una simile penetrazione nel porto da parte degli italiani.

L’azione venne ricordata come la Beffa di Buccari, perchè i tre motoscafi lasciarono tre bottiglie con il tricolore italiano sui galleggianti con un personale messaggio scritto da Dannunzio e risollevò il morale dei soldati italiani dopo la disfatta di Caporetto di alcuni mesi prima.

“Memento Audere Semper” fu il motto lanciato da D’Annunzio, che direi commenta bene le sue imprese.

Il Mausoleo

Nel punto più alto della collina che ospita questa villa troviamo il Mausoleo di D’Annunzio. Una sorta di collina che sembra sorretta da terrazzamenti che sulla cerchia esterna ospita delle entrate che conducono ad un ambiente interno dove al centro è posta una grande croce.

Dall’esterno si vede il lago e tutto il giardino

In alto all’esterno si trova la tomba dove riposa il Poeta circondato dai suoi fedeli compagni, tra cui l’architetto Gian Carlo Maroni che realizzò la sua villa concettuale.

La Nave Puglia

Sottostante al mausoleo troviamo la Nave Puglia, una nave incastonata nella collina rivolta verso il lago, sicché stando sulla prua si ha quasi l’illusione di navigare sul mare. La Nave Puglia era stata protagonista della prima guerra mondiale nelle acque della Dalmazia e qui aveva trovato la morte Tommaso Gulli ultimo suo comandante nel corso di un tumulto vicino a Spalato tra Italiani e militari serbo-croati. Il comandante Gulli e la nave Puglia divennero perciò simbolo delle terre contese tra Italia e il regno di Serbia-Croazia. La nave venne smontata e ricostruita nel parco come memoriale dei morti del mare, e nella stiva troviamo un museo dei modellini di nave in uso al tempo della guerra.

Sulla prua della nave era posta come polena la Vittoria alata.

Ancora una testimonianza dell’opinione di D’Annunzio sull’esito della contesa dei territori della Dalmazia che secondo i patti spettavano all’Italia alla fine della prima guerra mondiale. “La Vittoria mutilata” fu l’espressione coniata dal poeta per esprimere l’amarezza di questa mancata riconquista.

Verso il Lago del Cigno

Per scendere dalla collina della Nave Puglia si possono usare due sentieri: la Valletta dell’Acqua savia e la Valletta dell’Acqua pazza. Percorriamo quest’ultima e tra ruscelletti e anfratti ombrosi si arriva fino al ponte delle Teste di Ferro, un ponte costruito in pietra bianca sui cui pilastri sono posti dei proiettili di Obice, dono del maresciallo Armando Diaz. Trovo questo accostamento terribilmente dissonante, e quasi osceno: la bellezza della Natura, nella sua massima espressione creativa, e poi lo strumento di distruzione costruito dall’Uomo ingrato e folle.

Si giunge così al Lago del Cigno, una sorta di piscina di forma irregolare, dove l’acqua assume colori verdi per le piante subacquee presenti nel fondo.

Dal laghetto si vede in alto Villa Mirabella, pensata come foresteria per ospiti ed artisti. Risaledo dunque la collina per raggiungere la villa si arriva al Cimitero dei cani e all’orto. E poi salendo ancora si torna alla Piazzetta Dalmata.

Certamente un viaggio incredibile nel mondo di D’Annunzio popolato da ricercatezza, bellezza e celebrazione quasi narcisista del valore eroico impersonato da egli stesso. Immagino che leggendo queste righe qualcuno possa trovare quasi fuori luogo una simile insistenza nell’autocelebrarsi a fronte di tanta sensibilità e acutezza di Intuito nell’accostare fonti di ispirazione sia letterarie che artistiche, filosofiche e religiose.

Se una persona giunge a cogliere simili collegamenti tra rami delle attività umane, tra filosofie anche lontane geograficamente, può sembrare ad uno che non è ancora stato lì in visita un eccesso di retorica oltre che una celebrazione smisurata di Ego questo incensarsi continuamente per le proprie imprese…

Come per tutte le cose del mondo, bisogna camminare per queste scale e questi viali, respirare questa atmosfera, ritornare a quel passato con la mente e con il cuore…

Tutto sommato un po’ di sano orgoglio e testimonianza di amor patrio sembra un testamento assai appropriato per il nostro tempo in cui i modelli che influenzano e orientano le opinioni sembrano così privi di spina dorsale, o peggio privi di etica e senso civico.

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