Val Trebbia

L’Oltre Po è sempre un posto magico: sembra di essere nella Contea di Tolkien. La Val Trebbia, solcata dall’omonimo fiume è un luogo speciale, dove ritrovare la bellezza della Natura e riconnettersi con il sacro ciclo della Vita.

Siamo a Travo, un piccolo centro abitato in provincia di Piacenza, affacciato sul fiume. Una statua equestre di Sant’Antonino da Piacenza, il santo patrono, ci accoglie nella piazza da cui parte la passeggiata della Minerva che costeggia il fiume. Il Santo è vestito come un militare romano poiché secondo la leggenda era un soldato della legione Tebea, ma solo le vesti lo fanno riconoscere come tale, poiché si presenta scalzo e senza armi, in mano infatti ha una croce invece della spada.

La passeggiata regala scorci di colline e sole e azzurro, e il mormorio dell’acqua ci chiama… Si vedono i sassi attraverso la corrente e dove l’acqua è più profonda sfumature turchesi.

Lontano dalle assurdità della vita moderna delle città e dalle false piazze virtuali dove pavoneggiarsi inutilmente, si riscoprono cose semplici eppure sempre valide, come la gentilezza delle persone che vivono qua, il piacere di trovare una spiaggia di ciottoli dove accedere all’acqua cristallina del fiume e potersi fare il bagno, l’ospitalità semplice e genuina nelle locande…

Val Trebbia
Travo

E persino in un piccolo centro abitato con poche case sparse attorno ad un castelletto possiamo trovare una piccola chiesa con dentro qualche inaspettato gioiello: la statua della Madre. Sembra antica questa statua dall’aspetto un po’ austero eppure sempre bella nella sua narrazione della femminilità creatrice.

E di donne creatrici ne abbiamo incontrate qui: la locandiera, una ragazza simpaticissima che ci ha offerto del cibo ancora mentre sceglievamo cosa prendere, perché non aspettassimo a digiuno, e poi la panettiera, che alla mia richiesta un po’ inconsueta di una forbicina per tagliare un’unghia quasi rotta, si è presa la responsabilità di far lei per mia figlia.

Ritagli di cielo e di prato luminosissimi tra le case di pietra e mattoni.

E lontano all’orizzonte le colline velate di blu come insegnano i maestri pittori: si fanno azzurri i paesaggi che fuggono lontano dall’osservatore, come se l’aria che si frappone tra chi guarda e il paesaggio ponesse un velo impalpabile che rende quasi sognanti le terre che dobbiamo raggiungere domani.

Se si prosegue ad inoltrarsi per la valle, si arriva a Bobbio, un borgo antichissimo, fondato pare dai Celti e dai Liguri già nel Neolitico. Divenne romano nel 14 a.C. E’ conosciuto soprattutto per l’Abbazia di San Colombano e per il Ponte Gobbo, chiamato così dato che le arcate sono irregolari sia in altezza, sia in larghezza.

Ma andiamo con ordine, perchè a Bobbio sono tante le cose da vedere:

Questo è il Duomo di Santa Maria Assunta: risale all’XI secolo.

Dentro è veramente particolare per il soffitto decorato con un meraviglioso cielo blu punteggiato di stelle d’oro.

Duomo di Bobbio Santa Maria Assunta

L’altar maggiore cambia totalmente lo stile e la navata sfocia in uno spazio diverso poiché sembra quasi che si apra su un cielo mistico dove si affacciano Dio e i Santi in perfetto stile Barocco.

L’effetto è sorprendente poiché tutta la navata sembra un percorso preparatorio dove immaginiamo l’incontro con il Divino e poi il soffitto geometrico si buca e il Paradiso irrompe nella chiesa con forme e colori totalmente diversi.

Procedendo verso il centro le vie conducono ad uno spazio molto più ampio dove un edificio imponente a molte colonne guarda le case e i vicoli di fronte. Si tratta dell’Abbazia di San Colombano uno dei centri monastici più importanti d’Europa. Il Santo era un monaco missionario irlandese che si dedicò intorno all’anno 600 all’evangelizzazione di molti paesi e da abate alla fondazione di numerose abbazie. Quest’ultima è quella in cui sono custodite le sue spoglie.

Meravigliosi i fregi sui costoloni, mi fanno pensare alle carte fiorentine.

Ma sotto l’altar maggiore troviamo un locale sotterraneo dove sono conservati dei mosaici medievali con una serie di animali immaginari tipici dei bestiari dell’epoca.

Mosaico nella Cripta

Dalla parte opposta al mosaico troviamo la cripta vera e propria dove sono conservate le spoglie del Santo.

Uscendo dal borgo dalla Porta Agazza si arriva sulla strada che costeggia il Trebbia e attraversando si arriva al famoso Ponte Gobbo.

Siamo ancora sulla Via degli Abati, che già abbiamo percorso per un tratto quando siamo stati al Ponte della Becca.

Come dicevo sopra il Ponte è detto Gobbo perchè le 11 arcate sono irregolari e il camminamento non è retto. Vi sono inoltre tre coppie di edicole o Crocini sulle campate maggiori. Nelle due sopra l’arcata maggiore troviamo due bassorilievi di San Colombiano e della Madonna dell’Aiuto.

Ponte Gobbo sul Trebbia

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