Esce oggi “Il passo del giaguaro”, il seguito di “Vite nella vita“. Se avete amato i personaggi del mio primo romanzo, li ritroverete anche nel secondo ambientato in Brasile, in parte a Rio de Janeiro in parte nella Mata Atlântica vicino a Linhares…
Il primo romanzo prendeva spunto dalla macchina da cucire. Immaginai la storia della sua proprietaria: una ragazza ebrea tedesca, che dalla Germania era fuggita in Brasile, all’epoca delle persecuzioni naziste. La vicenda si concludeva accennando scorci di vita in Brasile a Rio de Janeiro, lasciando intravvedere nuovi personaggi, e riportando al lettore altri che erano stati perduti nel corso della vicenda.
Benché il romanzo si potesse dire concluso, mi restavano in mente le loro voci e i luoghi in cui ora vivevano. Una strana curiosità mista a nostalgia mi prese in questi mesi, ed ho dovuto riprendere le fila delle loro vite, per spiegare più a fondo e più dettagliatamente le loro vicende, una volta stabiliti in Brasile. Come erano vissuti a Rio?
Nel libro si accennava al fatto che Esther e François avevano avuto un figlio, Pascal… Com’era la sua storia?
E la curandeira nera, che abitava nella Cabana do Mato? Qual era la sua storia? E il fratello disperso che nel primo libro era stato ritrovato proprio da Pascal?
Le loro voci presero ad abitare nella mia testa già durante quest’estate, e un po’ alla volta si fece largo l’idea di un secondo romanzo, ambientato nel Brasile selvaggio e indomito nel ventennio dal 1940 al 1960, in particolare nella foresta dei nativi: la Mata Atlântica…
Ad alcune di queste domande verrà data risposta, per altre domande, sarà necessario un terzo romanzo…
Il primo romanzo era strutturato mediante l’alternarsi ciclico delle Moire, le fatali sorelle della mitologia greca, che reggono il destino dei mortali. Decisi di strutturare il secondo alla stessa maniera, utilizzando gli Orixas, ovvero gli dei Yoruba degli schiavi africani trapiantati in Brasile, come struttura portante dei capitoli.
Gli orixas

Gli dei Yoruba, similmente agli dei della nostra mitologia greca o norrena, incarnano archetipi dell’uomo: essi rappresentano aspetti della vita umana, o dell’animo umano. Olorum è il padre di tutti gli dei. Per primo fece Oxalà, che rappresenta il bene, affinché istruisse gli uomini, e via via a seguire tutti gli altri. Exu rappresenta il cambiamento, e presiede alle vie di accesso, ai crocevia, alla nascita e alla morte… Yemanjà la dea del mare e dell’amore, Oxossi il dio della caccia, Oxum la dea delle acque dolci e della fertilità, Ossaim il dio della natura vegetale, Xangô il dio della giustizia, Ogum della guerra…
Ciascuno di essi dà il senso del capitolo, e tutti insieme costruiscono la narrazione. Alcuni di loro interverranno nella storia, “cavalcando” i personaggi umani, senza che essi ne siano davvero consapevoli, rendendoli più ricettivi a certi messaggi e intuizioni.
Il popolo della foresta
La vicenda si sviluppa soprattutto nella foresta atlantica, quel che ne resta in realtà, poiché i conquistadores portoghesi gradualmente la spogliarono e saccheggiarono, rendendo schiavi i nativi, abbattendo alberi ed estraendo i minerali preziosi contenuti nelle viscere delle montagne. Tale scellerato sfruttamento continua tutt’ora e fa da sfondo alle vicende umane dei personaggi. Risulta molto attuale e vivo il contrasto tra il modo di vivere dell’uomo bianco, predatore e rapace, e i popoli nativi che vivono in equilibrio e armonia con il resto delle creature della foresta.


Il popolo della foresta incarna quindi lo spirito di una terra conquistata e depredata, una ricchezza di tradizioni, miti, etica e valori fondati sulle leggi della natura, spietate eppure in perfetto equilibrio. Nella mia ricerca dei popoli nativi originari della regione tra il Rio Doce e Linhares ho trovato i Krenak, alcuni gruppi di Guaranì e Tupi. Non è molto facile reperire informazioni affidabili sui Krenak, mentre più diffuse sono informazioni sui Guaranì. Perciò ho ipotizzato che in seguito alle evangelizzazioni operate dai padri missionari, si potessero essere fusi alcuni gruppi. Per semplicità ho ipotizzato che il villaggio vicino a Linhares fosse composto da individui di entrambe le tribù ovvero Krenak e Guaranì. L’introduzione degli indios nel romanzo non ha lo scopo di fornire un accurato studio etnografico delle popolazioni, quanto piuttosto un espediente per introdurre il divario culturale tra un popolo che ancora cerca di vivere facendo parte della foresta, ed un popolo che vuole depredare la foresta. Un popolo che vede la natura come una madre che ci dona la vita, e un popolo che vede la natura come un bottino da saccheggiare.



Come nel primo romanzo, anche qui vi sarà un personaggio particolare che fungerà da guida. Lo sciamano Krenak, Watu-Kren, è il Pajé del villaggio che si trova sul Rio Doce, vicino alla città di Linhares.
I suoi pensieri, le sue azioni, tutto il suo sistema di valori è ispirato ai numerosi libri che ho letto in passato di Carlos Castaneda, e anche di uno sciamano attuale del Brasile: Ailton Krenak.
Il secondo romanzo finisce, eppure alcuni personaggi hanno ancora vicende da vivere… ma questa è un’altra storia e si racconterà un’altra volta.
La copertina
Da metà romanzo in avanti iniziai a pensare alla copertina. Come realizzare il quadro che mi potesse rendere la copertina per il libro? Da subito ho avuto l’idea del giaguaro, poiché egli è il predatore della foresta atlantica. Tutta la vicenda è incentrata sui vari significati semantici di caccia: caccia predatoria, ricerca interiore, ricerca della verità… ricerca della vita.
Nel quadro vi sono le principali entità guida della foresta: il fiume, l’albero e il giaguaro, la luna. Ma non solo: la notte poiché molti momenti cruciali si svolgono di notte o in sogno. E ho cercato di rendere l’introspezione mediante il simbolo dello specchio, il riflesso. Secondo i popoli nativi ciascuno di noi non si esaurisce dentro la propria pelle, ma prosegue nel mondo intorno, nella foresta, nel fiore, nel ramo, nel canto degli uccelli, nello scintillio della luce sull’acqua, nel ruggito del giaguaro… Siamo tutte queste cose che ci circondano e siamo allo stesso tempo responsabili per la nostra parte di contributo al tutto. Perciò nell’ambiente che ci circonda troviamo lo specchio di ciò che abbiamo anche dentro di noi.





Per aiutare il lettore ad orientarsi nei luoghi e località dove è ambientata la vicenda, ho realizzato delle mappe basandomi su quelle reperibili on line. Mediante una quadrettatura delle immagini in rete ho riportato su carta luoghi e città ed ho ipotizzato i villaggi degli indios.





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